Esposizione fotografica

Una possibilità che la tecnologia digitale ha in più rispetto al passato è l’immediato riscontro della fotografia appena scattata sullo schermo LCD sul dorso della fotocamera. E' sicuramente piacevole e utile vedere l’immagine immediatamente, valutando prima di tutto ciò che abbiamo inquadrato: ma sopratutto può essere davvero utile per valutare l’esposizione.
E' importante però non giudicare la correttezza o meno dell’esposizione dalla immagine scattata, osservandola sul piccolo schermo LCD: spesso si pensa di aver ottenuto sul campo un’ottima foto, per poi ricredersi osservando la foto a casa sul monitor del proprio computer. E' a questo punto che ci viene in aiuto l’istogramma.
L'istogramma è senza dubbio il più efficace strumento che ha il fotografo per valutare rapidamente l’esposizione, monitorando le luci e le ombre, mostrando chiaramente quali parti dell’immagine siano sovraesposte, sottoesposte o correttamente esposte: conoscere come leggere le informazioni fornite può guidarci ad apportare le necessarie modifiche dell’esposizione mentre siamo ancora sul campo. Insomma, perdere un po’ di tempo a capirne il funzionamento dell'istogramma potrà migliorare le nostre fotografie in modo significativo.
 
Tutte le fotocamere presenti sul mercato hanno la possibilità di mostrare l’istogramma: su come attivare questa funzionalità dovrete leggere il manuale delle istruzioni della vostra macchina fotografica. Il miglior approccio è quello di tenere attivo l’istogramma sullo schermo LCD (vedi l'immagine in basso) e osservarlo con attenzione dopo lo scatto, facendo lo sforzo di non valutare troppo l’immagine nel suo complesso.

Istogramma-lcd

Per comprendere l'istogramma dobbiamo introdurre il concetto di gamma dinamica
Ogni scena inquadrata è caratterizzata da una propria illuminazione, con una specifica distribuzione di luminosità. La differenza di luminosità che l’occhio umano può percepire si estende dalla più brillante luce del sole alla più debole chiarore della luna: l’intervallo tra questi estremi definisce la gamma dinamica dell’occhio umano.
Anche un sensore digitale è caratterizzato da una propria gamma dinamica, definita come il rapporto tra il più forte e il più debole livello di luminosità che il sensore può registrare, determinando quindi la massima differenza di luminosità tra luci e ombre che può essere gestita correttamente.
C’è però una differenza sostanziale fra quello che si riesce a vedere ad occhio nudo e quello che riesce a “registrare” un sensore: ossia l’occhio ha una maggiore gamma dinamica, per il momento irraggiungibile da qualsiasi sensore in commercio.

Abbiamo detto che ogni scena inquadrata è caratterizzata da differenti livelli di illuminazione: un campo di neve, un prato assolato avranno una luce differente da un paesaggio al chiarore della luna o da un ambiente illuminato da una candela. In generale però, a differenza di quanto si potrebbe pensare, i differenti valori di luminosità non sono tanti e possono essere limitati in un intervallo di circa 10 stop o livelli (ricordando che ogni stop ha una luminosità doppia rispetto al precedente). La maggior parte dei sensori in commercio è capace di catturare luce in un intervallo di circa 5-6 stop.
 
Passando dalla teoria alla pratica: scattare una fotografia "corretta" significa impostare i corretti valori di tempo e diaframma sulla nostra fotocamera affinché il nostro soggetto ricada in un intervallo di luminosità ampio al più 5 stop. Tutto ciò che supererà questi limiti non sarà visibile e verrà rappresentato o come completamente nero o completamente bianco.

L’istogramma è proprio lo strumento che ci permette di capire se l'immagine memorizzata ricade in un intervallo di luminosità tale da essere catturata dal sensore: si tratta di un semplice grafico che indica i valori di luminosità di ogni singolo pixel assorbiti dal sensore in una immagine digitale. 
A sinistra un esempio di istogramma.

Se consideriamo un’immagine a 8 bit, questa può essere suddivisa in 256 valori di luminosità (28 = 256): si parte dallo 0 corrispondente al nero (ossia alla completa oscurità) e si arriva a 255 corrispondente al bianco assoluto. Su una scala di 0-255, l’istogramma indica quanti pixel all’interno dell’immagine hanno ogni livello di luminosità da nero (0) a bianco (255). Per costruire l’istogramma ci sono quindi 256 colonne da riempire: per ogni pixel viene calcolato il corrispondente valore e viene aggiunto 1 alla colonna relativa a quel valore: se ad esempio un pixel ha un valore pari a 105, viene aggiunto 1 alla colonna 105…alla fine avremo un grafico del tipo visto sopra, dove in realtà non ci interessano i valori assoluti, bensì l’andamento complessivo.

istogramma
 
In pratica l’istogramma mostra chiaramente e con immediatezza le caratteristiche di luminosità, o meglio come sono distribuiti i livelli di luminosità di una scena, dai più scuri ai più chiari.
Questi gli aspetti "teorici": nell'articolo Esempi di istogramma sono analizzate alcune  situalzioni pratiche per capire meglio l'utilità dell'istogramma. 

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