Riflessioni fotografiche

Ripercorriamo brevemente i più importanti sviluppi tecnici che hanno portato alla possibilità di scattare una fotografia.
Per iniziare ad entrare nel mondo della fotografia è importante anche guardarsi indietro: approfondiamo il nostro percorso con qualche breve appunto di storia. La foto sgranata a sinistra è quella che viene considerata la prima fotografia del mondo, Vista dalla finestra a Le Gras, scattata nel 1826 dal francese J.N. Nièpce.

Niepce-prima foto
Per iniziare ad entrare nel mondo della fotografia penso sia importante guardarsi indietro: iniziamo il nostro percorso da qualche breve appunto di storia, per percorrere i più importanti sviluppi tecnici che hanno portato alla possibilità di scattare una fotografia. Noteremo come dal 1826 la fotografia e le macchine fotografiche non sono cambiate nella loro struttura fondamentale. 
Con il tempo e la diffusione della fotografia si sono ottenuti materiali ed apparecchi sempre più perfezionati e sofisticati, ma la tecnica di base dei primi fotografi è rimasta inalterata nella sostanza. E anche oggi, con la tecnologia digitale che ha oramai sostituito i materiali sensibili ed i rullini, la sostanza dal punto di vista ottico è rimasta immutata. Insomma, in circa 200 anni non c’è niente di nuovo sotto il sole a livello di principio: di nuovo ci sono gli uomini, la cultura, le abitudini e le conoscenze. Quello che è cambiato nel corso degli anni è il nostro rapporto con le immagini fotografiche.

La fotografia nasce da tante vicende differenti, dalla combinazione di tanti elementi, che apaprtengono da una parte alla storia della pittura e della cultura dell'immagine, dall'altra alla fisica e all'ottica.
Alla nascita e all'evoluzione della fotografia hanno contribuito numerosi ri­cercatori con geniali intuizioni. I principi ottici e chimici su cui è basato il processo fotografico erano conosciuti anche nell'antichità, ma solamente nel corso del ‘700 e dell’800 sono confluiti in una sintesi che ha permesso di registrare, svilup­pare e fissare per la prima volta un'immagine su un supporto.
 
LA CAMERA OSCURA
La nascita della fotografia è legata allo sviluppo della strumentazione tecnica: si parte dalla camera oscura: già Aristotele, filosofo greco vissuto ad Atene tra il 384 e il 322 a.C., affermava che realizzando un piccolo foro su una parete di un ambiente oscurato, un pennello luminoso disegna sulla parete opposta l'immagine capovolta dell'am­biente esterno. Si dice poi che gli Arabi verso l'annoi Mille utililizzassero le camere oscure per realizzare dei disegni. 
 
Agli anni intorno al 1400 abitualmente si fa risalire non tanto l'invenzione tecnica quanto l'origine di una differente concezione di un certo modo di disegnare lo spazio. Si diffonde un sistema di rappresentazione basato sull'organizzazione geometrica e sullo studio della prospettiva, che vede nella serie di quadri e disegni sulla Città Ideale di Piero della Francesca una delle migliori e più convincenti rappresentazioni. Sembra però che i pittori del '400 non utilizzassero la camera oscura per disegnare, ma che questa sia il risultato di questa nuova impostazione della percezione della realtà. 
 
Negli anni a seguire gli artisti hanno iniziato ad utilizzare del­le stanze oscurate nelle quali entravano per ritrarre il paesaggio circostante. Questi strumenti avevano un grosso inconveniente: erano di scarsissima maneggevolezza.

camera_oscura-funzionamento

Solo verso la seconda metà del XVII secolo fu predisposto un tavolo da disegno portatile secondo il principio della camera oscura: si trattava di una grossa scatola di le­gno, con il lato ante­riore era chiuso da una lente. L'artista ricalcava l'im­magine "ripresa" su un foglio di carta se­mitrasparente, appog­giato a un vetro posto sulla parte superiore. Il risultato era piuttosto impreciso per la cattiva qualità degli obiettivi e richiedeva una discreta abilità per essere riprodotta da un disegnatore. Questa strumentazione ha fatto parte per diversi secoli del corredo di pittori e artisti, sviluppando una storia della rappresentazione della realtà che arriva fino ai giorni nostri.    
 
COME FISSARE UN’IMMAGINE
II primo passo per fissare l'immagine che veniva riprodotta della scato­la oscurata, senza doverla ricalcare a mano, si fece nel 1727 con la dimo­strazione sperimentale della sensibi­lità alla luce del nitrato d'argento rilevata dal tedesco J.H. Schulze.
 
Il merito di aver ottenuto la prima immagine durevole, cioè inalterabile dalla luce, è del francese J.N. Nièpce (1765-1833). Sul dorso di una cassetta di le­gno con l'interno verniciato in colore nero egli inserì una lastra cosparsa di materiale sensibile alla luce. Nel 1826 Nièpce ha scattato quella che viene considerata la prima fotografia del mondo (la foto di apertura dell'articolo). Niépce chiamò questo processo eliografia: il tempo di esposizione era di circa 8 ore. Solo nel 1839 l'astrono­mo inglese Herschel propose il termine fotografia, che divenne subito di uso universale.
 
Daguerre-foto_boulevard_du_Temple

È stato Louis Daguerre (1787-1851) a perfezionare il procedimento, chiamato dagherrotipo proprio dal nome del suo in­ventore, arrivando ad ottenere le prime immagini. Si tratta di piccole fotografie impresse su una lastra di metallo sensibilizzata, sulla quale la luce agiva lasciandoil segno del suo passaggio.
A sinistra c'è una delle prime fotografie di Daguerre, scatta a Parigi con un tempo di posa relativamente breve: mentre la posa di Nièpce era lunghissima, intorno alle 8 ore, Daguerre riesce ad ottenere l'immagine in pochi minuti, attraverso uno studio approfondito sulle reazioni chimiche, con un risultato molto preciso e definito.

Il dagherrotipo ha immediatamente grande fortuna, anche perchè negli anni si riescono a ridurre ancora i tempi di posa. La fotografia si diffonde in tutto il mondo ad una velocità incredibile. Una volta resa pubblica questa scoperta, il ritratto fotografico si diffuse rapidamente, meno costoso di quello commissionato a un pittore e di rapida esecuzione. Per la prima volta l'uomo ha una immagine fedele di se stesso, ancora un pò imprecisa, ma è una delle grandi meraviglie della prima metà dell'800.
Purtroppo il dagherrotipo era un esemplare unico, dal quale non era possibile ricavare delle copie. In seguito l'inglese William Talbot (1800-1877) sviluppò ancora il procedimento, mettendo a punto una tecnica che consentiva la stampa di un numero illimitato di copie par­tendo da un unico negativo e garantendo una maggior definizione dei dettagli nelle fotografie.
 
La fotografia nei primi anni di sua reale dissusione è come una persona che comincia a vedere per la prima volta: e da subito si sviluppano due filoni precisi. Il primo filone rivela uno sguardo nuovo, di meraviglia nei confronti del mondo, del paesaggio, dell'architettura, del mondo nella sua complessità e bellezza. La fotografia parte alla scoperta dell'Oriente, della CIna, del Giappone: mondi lontani che iniziano ad essere conosciuti senza dover essere esploratori. Per gli americani poi la macchina fotografica diventa sopratutto uno strumento per appropriarsi del territorio. L'America non ha una lunga storia alle spalle e in assenza di una tradizione i fotografi inizino per primi a scrivere la storia dell'America. Insomma, la fotografia inizia ad essere un modo di apreire gli occhi sul mondo.
Il secondo filone tende alla creazione di uno sterminato catalogo e di un nuovo modo di vedere l'umanità: il grande mito di rivedersi e di riscrivere la propria storia personale, anche attraverso le immagini, attraverso gli album di famiglia che si diffondono subito dopo la scoperta della fotografia.
 
L’EVOLUZIONE DELLE FOTOCAMERE
La grande diffusione successiva della fotografia è legata allo sviluppo delle fotocamere.
Una delle evoluzioni più importanti delle macchine fotografiche ha riguardato il formato del fotogramma. II fotografo dell’800 doveva porta­re con sé un'attrezzatura di peso consi­derevole: oltre alla macchina fotografi­ca e al cavalletto, aveva bisogno di un intero laboratorio fotografico mobile, sotto forma di tenda o carrozza oscura­bile. Era indispensabile possedere no­zioni di chimica e ottica, una grandissi­ma abilità manuale, per preparare sul posto le lastre, sensibilizzarle e, dopo l'e­sposizione, svilupparle e fissarle. Con il tempo, attraverso la ricerca sulle emulsioni, migliorate nella resa dei dettagli, e con gli obiettivi sempre più evoluti, è stato possibile ridurre il formato del negativo da cui trarre l’ingrandimento.
 
Nel 1884 l'americano George East­man fabbricò le prime pellicole in rullini da 24 pose. Nel 1888 lanciò sul mercato un nuovo rivoluzionario apparecchio di piccole dimensioni (solo 18 cm di lunghezza), che conteneva un caricatore da 100 pose. Dotato di fuoco fisso e di una velocità di ottu­razione vicina a 1/25 di secondo, dopo l'ulti­mo scatto doveva essere rimandata alla casa produttrice che sviluppava le 100 foto e ricaricava la macchina con un altro rullino. Costava 25 dollari e veniva reclamizzato con lo slogan «Voi pre­mete il bottone, noi faremo il resto». Venne chiamato con un termine onomatopeico divenuto famoso nella storia della fotografia: Kodak. Eastman introdusse nel 1891 le pri­me pellicole intercambiabili a luce diurna. Dalle pellicole su carta passò poi nel 1889 alle pellicole su cellu­loide.

george-eastman

Nel 1904 Auguste e Louis-Jean Lu­mière (pionieri della cinematografia) brevettarono un fortunato procedi­mento di fotografia a colori.

Nel 1923 venne immessa sul mercato una nuova macchina fotografica, leggera e versatile: la Leica progettata da Oscar Barnack. Questa fotocamera è davvero importante perché ha segnato l’ingresso del formato 35mm nella fotografia: 35mm indica la larghezza della pellicola, mentre 24x36mm indica il formato del fotogramma impressionato (per cui sui 35mm della pellicola per fotografie ci devono stare "solo" i 24mm del lato corto del fotogramma).
Il formato 35mm ha consentito di costruire macchine leggere, di piccole dimensioni e relativamente economiche, permettendo di ottenere immagini di qualità adeguata alla gran parte delle applicazioni. La leggerezza ne ha fatto l'attrezzatura d'elezione per il fotogiornalismo, la foto sportiva e di viaggio.

barnack_prima-leica

Negli anni a seguire assistiamo allo sviluppo della tecnologia reflex. L’uso di uno specchio per raddrizzare l’immagine che passa attraverso la lente della camera oscura, di cui come abbiamo visto artisti e pittori si servivano come ausilio al disegno dal vero era noto da tempo, ma nel 1936 approdò al 35mm con la Kine Exacta.

Il modello reflex 35mm si è imposto negli anni, soprattutto con il boom della fotografia degli anni Sessanta e la capacità costruttiva dell’industria giapponese. La forza dei modelli reflex sta tutta nel mirino: con altri tipi, ad esempio a telemetro, il campo visivo non corrisponde a quello visualizzato attraverso l’obiettivo, specialmente alle brevi distanze. Il sistema di visione reflex non si limita a facilitare l’inquadratura e la messa a fuoco, ma permette di studiare e perfezionare la composizione nel modo migliore, dato che dal mirino si può osservare quello visto dall’obiettivo al momento della ripresa.
Da allora il sistema si è sviluppato enormemente, ma il concetto è rimasto immutato anche nelle più recenti versioni digitali.

IL PROGRESSO TECNOLOGICO
Nel corso degli anni del secolo scorso assistiamo ad un notevole sviluppo tecnologico della strumentazione fotografica.
Miglioramenti delle prestazioni de­gli obiettivi si ebbero dal 1903 con gli obiettivi prodotti dalla Zeiss. Molti progressi ci furono nell'ambito del siste­ma reflex. La prima macchina reflex binoculare, con un obiettivo per la ripresa, uno per l'inquadratura e la messa a fuoco venne realizzata nel 1865 da H. Cook. Alcuni ricercatori si dedicarono a sperimentazioni sulla fotografia istantanea, ossia sviluppa­re la pellicola all'interno dell'appa­recchio fotografico, anziché nella ca­mera oscura: La fotografia istantanea divenne realtà nel 1947 grazie al chi­mico Edwin Herbert Land, inventore del sistema Polaroid.

Nel 1981 il fondatore della Sony sconvolse il mondo con l’annuncio della Mavica (magnetic video camera), una reflex che consentiva di registrare su un floppy disc immagini a colori che potevano essere stampate, trasmesse via telefono o riprodotte su uno schermo tv. La Mavica anticipò di 20 anni i tempi, anche se già nel 1976 la Kodak disponeva di un prototipo digitale che tenne segreto per anni: fotografava senza pellicola e la Kodak era il più grande produttore di pellicole.  

Sony_Mavica-primo_sistema_digitale

La prima reflex professionale fu introdotta nel 1991 da Kodak su telaio Nikon F3, con un sensore da 1.3 megapixel ed un costo esorbitante. Nel giro di pochi anni però i sensori digitali hanno iniziato a fare passi da gigante: già con quelli da 3 MP si è cominciato a parlare di qualità digitale.

kodaknikon_f3_prima_reflex_digitale_pro
E così si è arrivati ai giorni nostri dove l’utilizzo della pellicola è praticamente scomparso, almeno se consideriamo la diffusione “popolare” della fotografia e il binomio fotografia – digitale è in pieno sviluppo e perfezionamento. 

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